La logica dell’inganno

la logica dell'inganno

Il mio romanzo d’esordio NON ANCORA pubblicato.

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Scrivere un libro è follia

Ci vuole una dose di alienazione incontrollata… e non solo! Devi essere capace di lasciarla scorrere nelle vene, libera di tramutare idee, sensazioni, umori, il tuo tempo, in qualcosa di concreto, qualcosa che attraverso le parole si può toccare, sentire, odorare… Vedere.

Scrivere un romanzo vuol dire vagare h 24 come uno spirito alla ricerca di una vita di cui impossessarsi. Appena riesci nell’intento cominci a vivere un’altra realtà: quella del protagonista del romanzo. Ti alzi la notte e scrivi. Non vuoi perderti concetti che illuminano la tua mente come il bagliore di un gioco pirotecnico che si esaurisce in pochi secondi.

Ecco come passi la tua giornata…

Registri idee sullo smartphone mentre guidi, mentre stai pranzando, mentre ti relazioni con altra gente: pensieri che devono essere raccolti come frutta matura prima che cada al suolo. Così, rimani fuori dal coro. La gente ti chiede: “A cosa stai pensando?”; “Ci sei?” Una parte del cervello è costantemente impegnata a elaborare dati utili per il proseguo del romanzo. Idee che devono essere valutate, selezionate, collegate.

Tutto ciò può durare un arco di tempo indefinito; anni.

Scrivere la logica dell’inganno mi ha rubato e regalato molto tempo. Il tempo che passa serve a far maturare un frutto ancora acerbo, che ha bisogno di tutte le condizioni ideali per venire fuori nel migliore dei modi. Avere fretta, nella scrittura, è un po’ come fare sesso per arrivare subito all’orgasmo… È come essere ubriaco prima di cominciare a bere… Come consumare, dopo pochi giorni, un alimento che raggiunge il suo apice di bontà dopo mesi o anni di stagionatura. Gli anni trascorsi nella stesura del libro mi hanno regalato tempo che, infondo, ho dedicato a me stesso.

Così, abolisci il concetto che spesso l’entusiasmo ti ripropone: “avere fretta”. Cerchi di capire se le idee che hai avuto sono davvero buone, le lasci stagionare in un cassetto chiuso coperte da qualche maglia che non usi. Nel frattempo, i personaggi del tuo racconto esistono veramente. Hanno preso vita. Inizi a pensare con la loro testa. Li vedi lì, come in un fotogramma: fermi ad aspettare nuove idee che, passo dopo passo, li condurranno all’epilogo.

Dopo esserti dedicato alla stesura di tutti i contenuti, rileggi 10, 100, 1000 volte. Deve essere perfetto. Ogni volta apporti delle modifiche. Cancelli interi capitoli. Prometti a te stesso che lo rileggerai per l’ultima volta: menti! Cambi periodi interi. Frasi. Parole. Virgole. Fino a che, un bel giorno, lo leggi e lo guardi come se fosse tuo figlio. Non cambieresti più nulla. È perfetto.

La logica dell’inganno

Ecco la trama…

C’è un luogo in cui dimorano le anime tormentate fino a che non hanno trovato pace e c’è un mezzo per congiungersi ancora con loro: il sogno.

Orléans 1964. Vivian, studentessa francese di ventuno anni, rientra da un viaggio in Italia e si lancia dal sesto piano della palazzina in cui abita.

Firenze 1990. Alan lavora presso un Wine Bar, abita in un monolocale e Claudia, sua cugina, è il suo unico punto di riferimento. Il loro rapporto, fatto di complicità, amore, gelosia, attrazione, è frutto di una convivenza iniziata quando, a otto anni, Alan perse entrambe i genitori. Da allora i due cugini vivono in simbiosi e custodiscono un segreto inconfessabile.

All’alba dei suoi trent’anni, Alan fa un sogno che gli stravolge l’esistenza: un viaggio onirico gli spalanca le porte di una nuova dimensione di vita. Al suo risveglio, sopraffatto dalle emozioni e guidato da coincidenze che si incastreranno come tessere di un puzzle, seguirà il suo istinto prendendosi carico di una vera e propria opera vendicativa.

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Grazie per aver letto!

Nell’attesa scarica Slide story il mio racconto in diapositive

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