Romanzo Interattivo

Piccola premessa…

Il protagonista del romanzo interattivo presto avrà un nome. È minorenne, ha una sorella più piccola e vive una condizione familiare piuttosto complicata. Il padre, al quale è molto affezionato e con cui condivide l’amore per la scrittura, da due anni è in cura presso il proprio domicilio; una cura che lo sta uccidendo. La madre, Bernadette, ha trovato un modo piuttosto singolare per sopravvivere e colmare la mancanza del marito.

D’un tratto, un episodio inaspettato scaturisce la fuga; questo è ciò che si prospetta, una svolta che permetterà al protagonista del nostro romanzo di scrivere, insieme a noi, la sua storia!

Introduzione

Scrivere è come morire. Distaccarsi. Un viaggio dello spirito attraverso luoghi canalizzati dalla mente. È scavarsi dentro. Annientarsi.

Mi salva dal baratro: una mano che improvvisamente si salda alle dita ogni volta che mi sto dimenando sull’orlo di una voragine. Poi mi uccide, spietata e saggia, come una madre che divora i cuccioli più deboli per garantire la sopravvivenza dei più forti.

L’anima riprende possesso del corpo, sono di nuovo in me. Dentro la mia stanza. Fuori dalla mente. Un puntino controllato dal cielo, circoscritto da quattro mura su cui si scagliano fulmini carichi di amore e odio. Scosse emozionali cavalcate da angeli e demoni che si impossessano della sostanza di cui sono fatti i pensieri.

Gocce di ostinazione cadono dal cielo. Scivolano sul viso come dita di una mano che cancella ogni acredine. Inerme, ricomincio a scrivere. Sono pronto per un altro viaggio.”

Papà

Romanzo interattivo: 1° Capitolo

Pugnalate su un foglio

È il 25 dicembre e Agata non la smette di piangere. Dall’alto del suo seggiolone osserva gli oggetti irraggiungibili che occupano la tavola addobbata a festa. Con il braccio disteso, gli occhi sgranati che sgorgano lacrime e le piccole dita che si contorcono, cerca di afferrare qualcosa che quieti la sete di curiosità che, normalmente, divora una bambina di diciotto mesi.

Mio padre fissa di fuori. Ha il viso contro il vetro della finestra e come sempre non parla. Rimane lì. Giornate intere con lo sguardo che si perde nella lontananza; fuori c’è un paesaggio che non vede. Siamo abituati al suo silenzio, al suo volto inespressivo, anche se oggi, che è un giorno speciale, gli dedico con insistenza delle occhiate cariche di speranza, spero che mi rivolga un’attenzione diversa dall’assenza. Sono due anni che vive in questo stato, sempre più distante da noi e da se stesso.

I rumori delle stoviglie e il profumo del tacchino annunciano l’ingresso di Bernadette; mia madre. Il fumo che si sprigiona dalla teglia le nasconde un sorriso che da qualche tempo le si è ricucito addosso, e che oggi, a differenza di tutte le volte in cui lo espone con abile dissimulazione, ha un alibi di ferro per presenziare il suo volto: è il 25 dicembre.

«Buon Natale… Mangia che si fredda» dice quietando mia sorella con dei pezzetti di mollica che sparge lungo il ripiano del seggiolone. “Ti odio” penso, ammaliato dall’alone di fumo che, come nel più classico dei cartone animati, assume le sembianze di una mano che viene a sollecitarmi le narici invitandomi a mangiare. Infilzo la forchetta su una delle patate che fanno da contorno al piatto mentre suonano alla porta. Con la bocca aperta e la patata sotto il naso, osservo mia madre che scatta dalla sedia, guarda l’orologio e raccoglie i capelli dietro la testa; è un orario inconsueto per la visita di routine del medico che interrompe il nostro pranzo.

Bauer entra spedito, sorride… Abbandono la forchetta sul piatto mentre il dottore afferra per il braccio mio padre e lo fa accomodare sulla sedia. Gli scopre la schiena, lo rigira come un fantoccio e, in pochi secondi, con la stessa attenzione con cui si piscia fuori dalla tazza, ausculta petto e schiena. Dopo uno sguardo veloce alle pupille, lo ricopre e, con un’espressione di cera che alimenta un sentimento d’odio che va a braccetto con la mia anima, fa un gesto con la testa a Bernadette.

«Intanto iniziate. Vedi se tuo padre vuole mangiare qualcosa» dice lei, mia madre, mentre sale di sopra con il medico.

Scosto il piatto dalla mia vista e alzo il volume della TV al massimo: non voglio che Agata senta rumori ai quali non può attribuire un significato. Prendo il block notes dalla tasca e scrivo, scrivo ogni cosa, proprio come faceva mio padre prima dell’incidente.

Sai qual è la differenza fra uno scrittore e uno che scrive? Il primo ha davanti un foglio bianco e, spesso, è vittima di un blocco che non gli consente di riempirlo. L’altro, quello che scrive, ha la mente costantemente predisposta a elaborare pensieri istintivi, un ingranaggio senza sosta che raccoglie dati in qualsiasi momento del giorno e della notte. Un automatismo. Il foglio Bianco che ha davanti è già scritto. Se non vuoi gettare nel dimenticatoio le tue emozioni, appunta ogni cosa, anche quello che apparentemente non sembra ciò che cerchi; potrebbe rivelarsi tale quando capirai di avere raccolto tessere di un mosaico così grande, com’è la vita, da non poter cogliere correlazione fra le minuscole parti che lo compongono fino a quando non è completo.”

Bauer e Bernadette tornano di scena in quella che se fosse un opera teatrale verrebbe intitolata: “Il pranzo sconsacrato”. Nascondo il taccuino in tasca e fisso la TV. Agata si è addormentata con la testa pendula e un pezzetto di mollica fra le dita. Il dottore accenna una smorfia di dissenso per il volume eccessivamente alto della televisione che lei, prontamente, regola di intensità, beve un bicchiere d’acqua, mi saluta con un cenno della mano e si avvia verso la porta. Bernadette mette in tasca i soldi che il medico le consegna, si chiude la porta alle spalle e torna a sedersi al tavolo.

«Non hai mangiato niente?»

«Non ho fame.» Agata scoppia in un pianto disperato che costringe mia madre a uscire definitivamente di scena da un palcoscenico che non riesce a domare. Prende la bambina e la porta in stanza per farla addormentare. Mio padre ha chiuso gli occhi; dorme. Le pillole che gli somministrano lo hanno reso inerme. Disarmato. Gli rubano, ogni giorno, del tempo prezioso con cui potrebbe riscattare la sua vita; tempo che nessuno gli restituirà. Arreso, spengo la televisione e lo bacio sulla guancia.

«Buonanotte» sussurro all’orecchio. Le sue palpebre tremano. Sta sognando, o forse ha scelto di vivere in un altro posto.

«Buttala via…» dice aprendo la mano su cui tiene la pillola che avrebbe dovuto ingurgitare. Rimango con il fiato sospeso; è sveglio! Mi afferra per il braccio con una stretta che mi lascerà il segno, mi tiene vicino. Ho temuto che non avrei più sentito la sua voce, che non avrei avvertivo più la sua autorità. Dalla tasca dei pantaloni, tira fuori delle banconote avvolte in un elastico. Mi fissa. Deglutisce. Stringe le mie mani nelle sue dedicandomi uno sguardo da cui vengo inghiottito.

«Va via da questa casa… Stanotte!»

Sono avvinghiato alla sua anima. Stretto fra le braccia della coscienza. Al caldo, fra i suoi pensieri. Le parole che mi ha rivolto non hanno bisogno di replica, non appena sento le sue dita mollare la presa, scatto su per le scale.

Sdraiato sul letto, respiro profondamente e guardo il soffitto come se stessi guardando il cielo: fra le stelle presenti dietro il cemento c’è una scia buia, un tragitto oscuro nel quale devo addentrarmi per evadere da questa prigionia. Conto i soldi che mi ha consegnato: 3000 euro. Oltre le banconote, in uno stralcio di foglio c’è un messaggio.

Suor Benedetta. Convento della sacra croce Slovena

Con il cuore fuori dal petto e una stretta allo stomaco che mi fa sentire vivo, scrivo una serie di punti da seguire. Pugnalate su un foglio che tracciano un percorso indirizzato verso la mia più grande ambizione: vivere e raccontare la mia storia. Scrivere, proprio come avrebbe fatto mio padre, procurandomi emozioni e traendo ispirazione dai paesaggi che attraverserò, dalle persone che alimenteranno la mia conoscenza e da tutto quello che, con meraviglia, sarò capace di tirare fuori dalla mia coscienza; libero di rendere tutto l’amore e l’odio che ho dentro.

Primo punto: Andare via di casa… Adesso.

descrizione del modo con cui si deve interagire per il proseguimento del romanzo

Allora, adesso tocca a noi interagire! Consideriamo che il protagonista del Romanzo Interattivo ha 16/17 anni ed è italiano, anche se, per esempio, in merito alla nazionalità, potrebbe essere stato adottato! Potrebbe essere nato in un altro paese. Lasciamo tutte le porte aperte, che ne dite?

Come lo chiamiamo?

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SULLA PUBBLICAZIONE DEL PROSSIMO CAPITOLO DI

ROMANZO INTERATTIVO

Pagine: 1 2

26 commenti su “Romanzo Interattivo”

    1. Damien ha un bel suono; mi intriga. Misterioso e poco sentito. Così tanto che sono andato a vedere su google e ho visto che il nome è stato utilizzato per una serie basata su un film horror uscito nel 1976: “Il presagio”, e Damien era l’anticristo! Certo, questa cosa mi condizionerà nell’attribuire un certo tipo di carattere al personaggio… O no?

      1. Dipende da come si svilupperà la storia nella tua testa .. se già un nome ti fa definire il carattere misterioso del personaggio..
        Quando inizierai a dare delle alternative alle possibili azioni e / o situazioni.. cosa mai potrebbe accadere mi domando

        1. Non ho mai dato importanza ai nomi nella scrittura. Ho sempre dato precedenza alle idee e messo il primo nome che mi viene in mente con l’idea di cambiarlo in seguito. Poi, mentre scrivi, ti affezioni al nome e non lo cambi più! Adesso è diverso: non ho chiaro il seguito e dobbiamo scegliere un nome. Quindi mi sono fatto un’idea. Nella mia testa c’è un viaggio con alcune ramificazioni che porteranno il protagonista verso la libertà, la vendetta, la conquista… Amore e odio da rendere, come ho scritto nell’introduzione!

  1. DRAGAN, lo trovo diretto e duro al punto giusto, confacente al personaggio che immagino verrà fuori …per ciò che vivrà e per quello che ha già vissuto….

  2. Nathan, nome semplice, lineare ma pregnante, introspettivo. Uno di quei nomi che designano una grande personalità introspettiva come quella del protagonista del romanzo.

    1. Joel… il nome più “dolce” scelto fin’ora. Penso che sia molto difficile scegliere perché avete dato tutti delle varianti valide ma alla fine devo scegliere quello con più consensi, non quello che preferisco io! Questo fine settimana salterà fuori il nome con il secondo capitolo.

  3. A me piacciono 2 nomi:
    -Zinzulo in ricordo dei tempi spensierati che furono;
    -Dragan che penso sia un nome che possa stare bene addosso al personaggio, di origine balcanica, mistico e intrigante!

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