Innamorarsi e amare: una dissonanza cognitiva

dare l'idea dell'amore in coppia

Innamorarsi e amare sono due concetti distanti anni luce

Quando si è adolescenti le parole innamorarsi e amare fanno risuonare nella testa domande senza una risposta plausibile: “Sono veramente innamorato?”. “Cos’è l’amore”. “Cosa vuol dire amare?”. Di conseguenza, la mente sgombera di un ragazzino comincia a elaborare scene meravigliose: film di cui tutti vorremmo essere i protagonisti. In poche parole, ci si rapporta con ambientazioni che dipingono un amore tutt’altro che pragmatico: un quadro astratto costituito da pennellate grossolane che riproducono scenari integrati, perfettamente, nella cornice in cui vengono rappresentati; una mente sgombera d’esperienza. Un magazzino vuoto in cui si accatastano idee che un giorno verranno selezionate, verificate e rivalutate. Insomma, un luogo in cui viene assodato il concetto d’amore sognato e desiderato, escludendo, a priori, l’altra faccia della medaglia: cosa l’amore non è.

Innamorarsi e amare; una dissonanza cognitiva. Un cuore arrugginito e una chiave che non riesce ad aprirlo

Guarda il film “Coktail” e saprai cosa vuol dire innamorarsi e amare

Ad esempio, per chi ha quarant’anni suonati come me, il film “Coktail” rappresenta l’immaginario collettivo. Chi non sognerebbe di vivere dentro quella favola ultraterrena interpretata da Tom Cruise? Che situazione… Lei; bellissima e ricca. Lui; favoloso e ricco di sogni. Mare, tramonti, sesso, spiagge bianche. Amici. Movida. Alcool. Barche. Il successo, la conquista. L’ostilità e il doppio gioco. Il dramma della separazione, il crollo, la riconquista e il matrimonio… WOW!

L'innamoramento nei film. Amare la bella vita, le vacanze, la spiaggia bianca

Nella realtà: cos’è l’amore? E soprattutto, cosa non è?

Innanzitutto, anche nella realtà godiamo della fase d’innamoramento come se fossimo protagonisti di un film, e un po’ lo è. Infatti, all’inizio ognuno recita la sua parte; la personalità è manomessa da ciò che vorremmo essere, da quello che abbiamo appreso nei film, dai racconti di gente che ha condiviso le proprie esperienze, dall’idea, ancora poco chiara, che abbiamo di noi stessi. Quindi esaltiamo i pregi con colori sgargianti e nascondiamo i difetti con un effetto monocromatico. Siamo carichi di energia positiva. Altruisti. Sempre pronti a risolvere il problema dell’altro. Dei supereroi. Questo è amare?

L’enfasi dona un’aura luminosa a ogni gesto carico d’innamoramento concesso per ammaliare, attrarre, incantare, rapire, sedurre…

Innamorarsi vuol dire camminare mano nella mano ricercando il contatto fra le dita. Ci si guarda cercando di esporre l’espressione migliore, si ricerca il luogo adatto per incorniciare ogni piacevole discussione che racchiuda argomenti da condividere, sogni da realizzare, debolezze da confessare. Inoltre, ci si bacia tanto… ma tanto; come se non ci fosse domani. Hai in bocca un sapore nuovo, quello della passione, dell’intrigo, della scoperta e, soprattutto, credi di aver capito cos’è l’amore: tornare a casa con il dolore alla mandibola e le labbra gonfie e rosse come il fuoco che arde.

Così, cerchi una spiegazione logica: sono innamorato? Vuoi sapere se l’ami veramente ma nessuno te lo può spiegare

Lo senti nell’aria, nello stomaco… È dentro ogni pensiero. Lo trovi nei progetti, nelle idee, nei desideri, in tutto quello che si può vivere in due. Ogni canzone d’amore diventa un vestito cucito su misura. Frasi fatte, citazioni… Inizi a nutrirtene inconsciamente e, come se fossi un vampiro assetato, ne diventi dipendente.

Cuore infranto che definisce la differenza fra innamorarsi e amare

Epilogo di un prologo

Quando t’innamori cominci a modificare la struttura molecolare di un sentimento

Come fosse Das, modelli a tuo piacimento questa figura astratta di cui ti stai servendo per completarti. Dopodiché, inizi a dare per avere. Ami di conseguenza. Cerchi di non deludere le aspettative. Costruisci un rapporto lontano anni luce dalla parola “amare” su una vacillante base costituita da compromessi. Rinunzie. Carico d’amore? O di buoni auspici? Ami la persona che hai a fianco? o ami le mancanze che riesce a colmare? Il tempo che passa mette il timbro con la dicitura “scontato” su tutte quelle azioni cicliche che determinano l’etichettatura di un sentimento che, di certo, non si basa su uno scambio reciproco d’amore.

Finzione e realtà

Nel film, dopo la conquista per niente facile, la fase d’innamoramento, l’allontanamento e la ripresa del rapporto, arriva il fatidico: “E vissero felici e contenti…”, dopodiché, ti alzi con un sorriso idiota dal divano e vorresti che la storia continuasse, ti chiedi: “Chissà adesso cosa stanno facendo? Si amano ancora? Come sarà la loro quotidianità?

La realtà: un capovolgimento di fronte. Dopo l’incanto d’amore, tutto inizia

Quotidianità: che brutta parola! In primo luogo, il rapporto matura, ci si scopre e si va avanti. Guai se non fosse così, significherebbe rimanere chiusi dentro una bolla, un mondo incantato, varrebbe a dire, non prendersi delle responsabilità, non maturare come persone e come coppia. In secondo luogo, ci si mette alla prova, svestendosi, pian piano, delle doti che non ci appartengono e, di conseguenza, ci si rende conto del lungo salto da compiere: dall’apprezzare le doti, all’accettare i difetti del partner.

Più si matura meno credibilità hanno le frasi fatte. Cos’è l’amore vero: innamorarsi o amare?

Certi concetti vengono esclusi dall’esperienza, un po’ come un bambino che smette di credere nelle favole. Quindi diventa più difficile e complesso catapultarsi in una nuova relazione amorosa; si tende a strappare il copione per essere se stessi da subito. Si gioca a carte scoperte, come dire: “Sono così, se ti piace bene se non ti piace…”

Cosa l’amore non è…

Voglio condividere il pensiero di Anthony de Mello, gesuita, scrittore e psicoterapeuta indiano. Un concetto che smonta completamente l’idea del Simposio di Platone, secondo il quale, per la nostra completezza, dovremmo ricercare l’altra metà della mela; l’anima gemella. Secondo lo scrittore indiano per riuscire ad amare veramente dovremmo prima ricercare la completezza dentro di noi.

Innamorarsi e amare: l’antitesi

Cos'è l'amore e cosa l'amore non è

Cosa l’amore non è. L’amore non è dipendenza. È molto positivo dipendere dalle persone. Se non dipendessimo gli uni dagli altri, non avremmo società. Ma dipendere gli uni dagli altri per essere felici, questo è il male. Talvolta, vediamo due persone vuote che dipendono l’una dall’altra, due persone incomplete che si sostengono reciprocamente. Due tessere di un domino: una vacilla e l’altra cade. Questo è amore? Amare non significa rendere più sopportabile la propria solitudine. Quando ci si sente vuoti dentro, ci si affretta a colmare il vuoto con qualcun altro. Questo non è amore.

Non è merce da barattare o un desiderio da realizzare

Se si fonde su reciproche aspettative che comportano delusioni, discussioni, siamo lontani dall’amare. Una fissazione non può essere parte dell’amore. Innamorarsi è l’esatto opposto di amare. L’innamoramento è una malattia da contagio. Si fa sentire al cinema, nelle canzoni d’amore… “Ti amo, non posso vivere senza di te”. Questo è amore? Questa è fame. Quando mi innamoro non vedo più. Le forti emozioni accecano e si perde la capacità di discernere. L’emozione interferisce e mi fa proiettare i miei bisogni sull’altro. Amare non è un bisogno. Ciò che cerchiamo, ciò di cui abbiamo bisogno è già dentro di noi.”

Ecco il mio pensiero. Cos’è l’amore e, soprattutto, cosa non è

Qualche tempo fa, su Quora (una piattaforma nata nel 2009 in cui gli utenti interagiscono rispondendo o ponendo domande di qualsiasi genere), ho pubblicato una risposta che, a oggi, conta circa 36000 visualizzazioni dei contenuti, poco meno di 1300 voti positivi dei lettori ( che considerato la media sono veramente tanti) e molti, moltissimi commenti.

La domanda posta su Quora è: “Qual è stato il tuo addio più duro?” LEGGI la risposta

I commenti delle persone mi hanno emozionato. Stimolato. Voglio pubblicarne qualcuno fra quelli che potete leggere sul mio profilo

  • Grazie per avermi fatto emozionare in questa grigia giornata di quarantena da COVID-19. Una storia bellissima, di quelle che vengono rappresentate nei film: sei stato fortunato ad averla vissuta.
  • Mi hai fatto diventare gli occhi lucidi. Bella storia.
  • Bellissima storia di vita…. Anche io ho avuto storie così.. questo si chiama vivere…
  • Da brividi. Una mescolanza di emozioni che ti assalgono e si fiondano nella cassaforte del cuore.
  • Bravo hai vissuto con tutto il tuo essere ed hai compreso il vero amore. Questo ti ha cambiato e migliorato per sempre e ti ha lasciato una grande consapevolezza….
  • Che potenza questo racconto. Credimi, sei riuscito a trasmettere tutto. È un’esperienza che va condivisa. Bellissimo :’)

Ecco, invece, cosa ne è scaturito dopo

Così, a distanza di 15 anni, ho ripercorso l’accaduto. L’ ho rivissuto e descritto minuziosamente, in ogni suo particolare. In ogni emozione partorita da quell’unione. È nato il mio secondo romanzo… Spero vi faccia piacere leggere l’introduzione.


IL MIO ADDIO PIÙ DURO

PROLOGO

Avreste mai pensato di leggere un romanzo di cui conoscete già il finale? No… non credo. Eppure è proprio da lì che voglio cominciare; da com’è finita.

La più bella storia d’amore che ho vissuto è finita con un addio. D’altronde, cosa mi sarei potuto aspettare dall’amore vero, che sarebbe durato per sempre?

Io e Fabia abbiamo lasciato fuori dal nostro rapporto possessività e senso di appartenenza, estromettendo aspettative e compromessi. In poche parole, abbiamo istintivamente fatto fuori il cancro dell’amore. Dal primo momento in cui le nostre vite si sono fuse, tutto ciò che poteva rappresentare un’etichetta da porre al nostro sentimento, un limite, è stato escluso. Eravamo diversi, proprio così; diversi da tutti.

Così, quel 13 agosto, il giorno del mio compleanno, per caso ho capito cos’è l’Amore

Un diamante psichico che si è manifestato sotto forma di meraviglia. Gioia. Bellezza. Passione. Naturalezza. Incredulità. Complicità. Ardore. Carnalità. Spregiudicatezza. Rapimento. Fabia mi ha permesso tutto questo. Tutto tranne quel senso di appartenenza che contraddistingue “la coppia”, una coscienza acquisita figlia della tradizione che non appartiene all’amore. Ci siamo limitati a prendere ciò che ci siamo concessi, senza privarci mai del bene primario con cui siamo venuti al mondo: la libertà. Insieme ma liberi di scegliere. Di cambiare. Di andare. Perché l’amore, quello vero, non ti appartiene. Mai.

Quindi, cosa conta come sia finita? Perché focalizzare l’attenzione, l’attesa, sul finale, quando la cosa strepitosa che abbiamo fatto insieme è stato vivere il momento. Per questo voglio raccontarvi la vicenda così, come l’ho vissuta, puntando il faro su ogni singolo giorno, ora, minuto, istante, che mi è stato donato da un legame illogico, mai dato per scontato, in cui, io e Fabia, ci siamo scambiati l’anima.


Grazie a te, lettore, per avermi dedicato il tuo tempo, e grazie a

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Roberto Puccio


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