Peccato di gola, un vizio capitale a buon mercato

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Peccato capitale Gola: un vizio alla portata di tutti… O quasi!

Quando si parla di peccato di gola, inteso come bisogno famelico di soddisfare il palato eccedendo nella misura, la prima cosa che mi viene in mente è il vomitorio degli antichi romani.

peccato di gola e gli antichi romani

In particolare, una frase che mi colpisce molto perché descrive senza fronzoli la realtà vissuta nei banchetti dei ricchi dell’antica Roma è quella scritta dal filosofo Seneca: “Vomitano per mangiare e mangiano per vomitare”.

Il vomitorium degli antichi romani: uno strumento per accedere al peccato di gola

In realtà, la frase del filosofo voleva enfatizzare l’eccesso dei banchetti a cui partecipavano i romani più ricchi, e il vomitorium (dal latino vomere che in senso figurato vuol dire espellere, emettere), erroneamente considerato un luogo per vomitare, non era altro che un nome per identificare gli ingressi e le uscite laterali di teatri e anfiteatri romani utilizzati per permettere un rapido passaggio agli spettatori che venivano, letteralmente, “vomitati fuori”.

Si avvicina il natale e i nostri banchetti non sono da meno: peccati di gola a tutto spiano!

Da buon Siciliano, in un confronto diretto tra un banchetto di Giulio Cesare e una “tavolata” a casa nostra per il pranzo di natale, ti posso dire con sincerità che i Romani CE LA POSSONO …! Scusate il trasporto.

Pasta con le sarde alla Palermitana

No, non è un motivo di vanto ma semplicemente una costatazione dei fatti. Il siciliano, per le festività, riesce a mettere le radici sulla sedia unificando il pranzo, lo spuntino e la cena in un unico pasto che dura 8/9 ore; praticamente come una giornata di lavoro. Mastichi lo scaccio anche durante le ore di gioco, in quelle che dovrebbero essere delle pause dal cibo, e quando alla sera tutto sembra finito dopo la cassata che ha innescato una bomba a orologeria nello stomaco c’è sempre qualcuno pronto a dire: “Lo apriamo un panettone?”

Per le feste si consumano pietanze che ci costano il doppio, il triplo o anche il quadruplo. Peccare di gola non ha prezzo!

Spese senza freni. Un investimento a breve termine che ci permette il lusso di soddisfare il nostro peccato di gola, un bisogno di appagamento che, tramite il cibo, arriva in maniera immediata donandoci piacere e soddisfazione. E quindi, cosa c’è di male?

Nella commedia di Dante i peccatori di gola sono costretti a ingoiare la fanghiglia generata da una incessante pioggia fredda e nera

I golosi del purgatorio, invece, ridotti in corpi scheletrici, soffrono la fame e la sete camminando sotto alberi carichi di frutta.

Certo, per noi intenditori e abili consumatori di cibo, amanti dei prodotti genuini e degli agriturismi, insaziabili ricercatori dei sapori e accaniti spettatori della Prova del cuoco, Masterchef, Quattro ristoranti e Street food battle, l’idea del sommo poeta è parecchio esagerata!

Il peccato di gola sta nella misura: l’ingordigia è peccato!

Bisogna fare una netta differenza tra golosità e ingordigia. Essere golosi e apprezzare le qualità del cibo è una cosa, nutrire un’avidità insaziabile è un’altra cosa.

Peccare di Gola, non vuol dire soltanto abbandonarsi al piacere del cibo ma, in linea generale, vuol dire dedicarsi in maniera spropositata al compiacimento di se stessi attraverso azioni non indispensabili figlie di un insano egoismo sposo dell’abbondanza.

Non è il goloso a essere incriminato ma l’ingordo che, intento nel soddisfare il proprio appetito, ignora la fame e la miseria degli altri.

“In Italia ogni anno finiscono tra i rifiuti dai 10 ai 20 milioni di tonnellate di prodotti alimentari. 37 miliardi di euro andati in fumo. Una media di circa 450 euro per famiglia. Cibo che (secondo la Coldiretti) basterebbe a sfamare circa 44 milioni di persone.”

Questo concetto incorniciato da Google dovrebbe farci fermare a riflettere: è un dato impressionante. Ma al di là delle statistiche e dei dati raccolti spesso ‘alla sanfason’ che servono solo per darci un’idea di quanto sia enorme lo spreco, la realtà che abbiamo sotto gli occhi parla da se, per questo ho deciso di pubblicare delle immagini che qualcuno potrebbe definire moraliste ma che non fanno altro che mettere la realtà quotidiana al centro di un netto gioco di contrasti.

L’ingordigia è un rifugio emotivo: è il segno che qualcosa ci sta divorando.

Peter De Vries

Grazie per aver letto, come di consueto ti invito a fare un test per guardare allo specchio qualcosa che non vedi!

Nel prossimo articolo un peccato capitale scomodo da raccontare: Ira. Ecco, invece, quelli precedentemente trattati.

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