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Peccato capitale Ira: un connubio di rabbia, paura e frustrazione

Quando ho cominciato a scrivere dei 7 vizi capitali non avrei mai immaginato di incappare nell’articolo che tratta il peccato capitale Ira in un periodo storico come questo, ovvero, un tempo in cui, purtroppo, posso trarre ispirazione da una pandemia che ci ha fatto soccombere sotto molteplici aspetti e da una guerra che si consuma, da troppo tempo, a poche migliaia di kilometri dall’Italia. Ecco come giustifico l’immagine che ho scelto per rappresentare quest’articolo; sarà un messaggio d’Ira rivolto a qualcuno?

Rabbia. Irritazione. Furia. Collera. Sdegno. Rancore. Indignazione. Ecco le parole chiave per descrivere il peccato capitale Ira

Potrei usare ognuno di questi sinonimi della parola ira per identificare gli stati d’animo da cui sono stato e continuo a essere sopraffatto.

La rabbia con cui guardo i telegiornali: abili manipolatori di notizie che, in maniera strategica, pompano all’ennesima potenza ogni dettaglio per colpire ancora di più, come se non fosse abbastanza, la nostra sensibilità messa quotidianamente a repentaglio da tutto quello che succede nel mondo. L’irritazione con cui sono costretto a convivere quando vengo a conoscenza del gioco sporco di chi si arricchisce sfruttando la situazione: dove c’è qualcuno che soccombe qualcun altro si arricchisce. La furia distruggitrice con cui vengono assestati gli attacchi: azioni pianificate negli anni, mantenute dalla collera con cui si nutrono sentimenti d’odio e di rivalsa. Questa è ira. Non mi resta che provare un senso di profondo sdegno, un sentimento di rancore che corruga il volto difronte alle ingiustizie consumate quotidianamente. Uno stato d’animo alienato dall’ indignazione nutrita verso chi sta scatenando tutto questo.

Ogni persona ha una piccola o grande guerra dentro di se e il Peccato Capitale Ira può diventare un fiume di lava che devasta la ragione

Chi non ha conosciuto l’ira? Chi non è mai stato sopraffatto da un sentimento di rabbia? Un vulcano che esplode dentro, che non riesci a trattenere. Del resto, come tutte le passioni e i sentimenti, anche l’ira deve essere “espressa”.

L’ira compressa, quella che ci teniamo dentro, può generare frustrazione

Trattenere l’ira provoca un disagio che, comunque, trova delle vie di fuga. A livello mentale provoca confusione, ansia, depressione… Oppure, può manifestarsi a livello fisico: mal di pancia, bruciore di stomaco, tachicardia.

Al contrario, scatenare impropriamente questo sentimento, può causare un aumento della pressione arteriosa

Un vero e proprio attacco d’ira, una fase in cui il cervello e la ragione si spengono per accendere un istinto che induce a fare o a farsi del male. Nei casi più gravi, può generare un ictus.

La paura e la frustrazione rappresentano la fonte principale per scatenare l’ira

conseguenze del peccato capitale ira

In primo luogo, la paura. Avere timore, non sentirsi adatti. L’angoscia per non avere portato a termine qualcosa. Oppure il panico scatenato da una situazione fuori dal nostro controllo. Tutto questo può generare ira. In secondo luogo, la frustrazione. Non essere a proprio agio, fare fatica a trovare pace con se stessi. Raggiungere con difficoltà gli obiettivi preposti, i desideri. Quando qualcosa non va come vorremo si alimenta l’ira.

Il corpo e la mente si mantengono in equilibrio con la manifestazione dei sentimenti, anche dell’IRA

Detto così suona male, ma in realtà, la rabbia e tutti i sentimenti scaturiti dall’ira generano malessere se vengono costretti, infatti, dovrebbero essere espressi “nella misura adeguata”. Come raccomandava Socrate, bisognerebbe arrabbiarsi con la persona giusta, invece che prendersela con chi ci capita sotto tiro, ovvero, con chi fa traboccare il vaso colmo di ogni repressione.

Secondo il filosofo Greco, dovremmo misurare l’espressione della rabbia, non bloccarla.

Centellinare piccole dosi, porla nel modo corretto e per la giusta causa; già, un paradosso. La rabbia, in genere, è un sentimento che ci fa perdere il controllo. Immaginate, però, di riuscire a trovare una valvola di sfogo nelle stesso momento in cui generate l’ira. In parole povere, avreste la possibilità di sfogarla nel momento esatto in cui viene prodotta, con la persona che la causa e senza accumularne eccessivamente. Sarebbe una grande cosa, no?

Mi viene in mente un film che adoro: Terapia d’urto, con Adam Sandler e Jack Nicholson. Immaginate un momento della vostra giornata, piena di impegni e orari da rispettare, bloccati nel traffico; uno dei momenti migliori per accumulare ira…

Per contrasto, passiamo da una veduta ironica del peccato capitale ira a una visione “contorta” del Sommo Poeta

Misere anime disperate, immerse nell’acqua putrida e bollente della palude dello Stige, intenti a picchiarsi selvaggiamente tra loro.

Dante Alighieri
IRACONDI

Una visione dannata, senza vie d’uscita, verso chi scaturisce il sentimento di ira mala. Però, anche Dante prende in considerazione l’altra faccia dell’ira, quella buona. “L’ira buona è considerata un atto di giustizia perché ci si adira contro quelle persone contro le quali è giusto adirarsi.

Per concludere…

L’ira è un sentimento che ci appartiene, vive in ognuno di noi ed è normale. Esiste, però, un meccanismo governato dal buon senso, dalla ragione, che ci condanna ad accumularla come polvere da sparo destinata a implodere nel modo e nel momento inopportuno.

Di fronte a questo ragionamento mi chiedo: sono capace di gestire l’ira? FAI L TEST.

“La ragione vuol prendere la decisione giusta, l’ira vuole che sembri giusta la decisione che ha già preso in partenza.”

Lucio Anneo Seneca

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