Invidia. Il vizio capitale che rende ciechi

Tempo di lettura: 4 Minuti

Invidia. Un peccato capitale che partorisce sentimenti di malanimo. Provoca acrimonia, astio, bile, livore, malevolenza.

Il neuropsicologo Antonio Damasio attraverso l’osservazione clinica e l’uso delle più moderne tecnologie di indagine è giunto, dopo due decenni, a importanti scoperte che riguardano le emozioni. Le distingue in due tipi: emozioni primarie, e cioè quelle innate, naturali, spontanee, ed emozioni secondarie; quelle elaborate dall’esperienza. Fra queste c’è l‘invidia. 

Guardare con invidia. Ostilmente. Guardare male

invidia dettata dallo sguardo

 Un’emozione che può farti provare dispiacere per il semplice fatto che un altro possiede un bene che vorresti possedere. Una percezione di rabbia, risentimento, stizza per delle qualità che osservi e che vorresti avere. Un risentimento tale da desiderare il male della persona che osservi con invidia.

Ecco come rappresenta l’invidia il pittore fiammingo Jacob de Backer

invidia rappresentata da Jacob de Backer

L’invidia è rappresentata da una donna ossuta, mascolina: una Gorgone. Infatti, un particolare inconfondibile sono i suoi capelli da Medusa ribelli come serpenti velenosi. La donna dai seni cadenti sembra che si mangi il cuore dall’invidia. Altri, sostengono che si sta strappando la lingua, in quanto strumento delle sue maldicenze. Sulla sinistra, di sfondo, il dipinto ricorda gli episodi biblici di Giuseppe calato nel pozzo dai fratelli invidiosi, mentre sul lato destro, il diavolo seminatore di zizzania.

Oggi, con i social, quanto è facile essere accecati da questo vizio capitale?

Dall’Invidia può nascere un insano senso di competizione: se tu hai 2 io voglio 4. Non solo voglio arrivare dove sei ma superarti così da farti provare, come fosse una vendetta, quello che ho provato io.

In alcuni casi, provare invidia può rappresentare una spinta emotiva, una carica energetica benevola che può indurci a fare di più per raggiungere un obiettivo. In altri casi, e cioè nella maggior parte delle situazioni, l’invidia è solo una brutta bestia.

Una brutta bestia da domare

Oggi l’invidia si serve di un’arma chimica ad ampissimo raggio che colpisce chiunque e dovunque: i social. attraverso di essi ci misuriamo quotidianamente con pseudo amici, conoscenti, parenti o influencer che spadellano, come il miglior chef sa fare, una pietanza ricca di colori che sprigiona profumi che vorremmo facessero parte della nostra quotidianità. Pietanze che vorremmo assaggiare, gustare, impiattate su foto e video che rappresentano il successo di un momento, di una giornata, di un periodo o di tutta una vita.

Una vetrina su cui mettere in luce ogni cosa capace di suscitare questo peccato capitale

Il corpo. Il primo oggetto messo in vetrina per catturare l’attenzione

Donne invidiose perché vorrebbero avere quel corpo. Uomini invidiosi di altri uomini perché vorrebbero possedere quel corpo. Tutti invidiosi perché vorrebbero avere lo stesso numero di follower, la stessa vita, la stessa barca, vorrebbero vivere nello stesso posto e, soprattutto, vorrebbero avere lo stesso potere mediatico per essere, in prima persona, la causa scatenante dell’invidia.

Gelosie e invidia scaturite dalla “paragonite”

Invidia

La definì così Windy Dryden, uno dei terapeuti e insegnanti più affermati nella tradizione psicoterapeutica della Terapia Cognitivo Comportamentale.

Vent’anni fa, i termini di paragone con cui rapportavamo le nostre gelosie e invidie si potevano circoscrivere: ambiente familiare, gruppo di amici e personaggi televisivi con i quali mantenevamo un distacco emotivo.

I giovani di oggi (e anche i meno giovani), si rapportano quotidianamente e continuamente con centinaia di personaggi coetanei che, nella maggior parte dei casi, sono riusciti a costruire un castello fatto di apparenze con cui ci si confronta continuamente.

Una vita perfetta e finta che scaturisce invidia, un’emozione alimentata da sentimenti di svalutazione della propria stima causando depressione e malcontento.

L’invidia è uno dei peccati capitali più diffusi e, nello stesso tempo, più difficili da confessare

Ovviamente, il grado di invidia che si prova fa la differenza. Si può essere invidiosi in maniera quasi istintiva, quando, per esempio, vediamo qualcosa che non ci appartiene e ci affascina in maniera particolare; sensazione che ci abbandona girato l’angolo. In altri casi, l’invidia può farci diventare ciechi.

A Padova, nella cappella degli Scrovegni, è conservato un famoso affresco di Giotto. Il pittore ha rappresentato l’invidia scegliendo come soggetto una vecchia signora che ha una lingua velenosa: un serpente. L’animale le si ritorce contro e la rende cieca.

Concludo con una citazione che vi farà riflettere quando vi capiterà di essere pervasi dall’invidia

L’invidia è quel sentimento che nasce nell’istante in cui ci si assume la consapevolezza di essere dei falliti

Oscar Wilde

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Questa volta, però, non per scoprire che rapporto hai con questo peccato capitale o per capire quanto sei invidioso/a ma per verificare chi è segretamente invidioso di te!

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1 commento su “Invidia. Il vizio capitale che rende ciechi”

  1. A volte ciò che provoca invidia non è il tuo denaro, la tua auto o le cose che hai, perché può capitare che l invidioso abbia già tutto questo e anche di più. Quello che causa l invidia è la tua essenza, la tua energia, ciò che sai fare bene e lui no, è il successo con la tua famiglia, sono i tuoi talenti, la tua aura, le tue relazioni…
    Il modo in cui gestisci i tuoi valori attraverso la vita, quelle cose che ti fanno risplendere e che nessuno mai potrà spegnere.
    Questo è ciò che uccide ogni persona invidiosa e non immagini nemmeno cosa farebbe per avere quella luce che proviene dal tuo essere e che nessuno potrà mai copiare.

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